L’Anfiteatro, probabilmente risalente alla fine del II secolo dopo Cristo si inserisce in una valletta naturale alle pendici occidentali del colle di Buon Cammino.
Nell’aspetto attuale l’Anfiteatro è privo della monumentale facciata meridionale, che doveva superare i 20 metri di altezza, nonché del settore diametralmente opposto in cui corridoi e gradinate dovevano sormontare la stretta gola rocciosa.
Per secoli furono asportate le gradinate ed utilizzate come materiale da costruzione; solo alla metà del secolo scorso il Comune ne acquisì l’area affidandone gli scavi al Canonico Giovanni Spano che nel biennio 1866-1867 li diresse con l'assistenza dell'archeologo Vincenzo Crespi e dell'architetto Gaetano Cima..
Anche nel monumento cagliaritano, come in altri Anfiteatri, le gradinate sono divise in ordini diversi, riservati a differenti classi sociali che vi accedevano da distinti passaggi.
Sul piano dell’arena, è presente un lungo corridoio, su cui si affacciavano i vani che custodivano gli animali.
Altri ambienti, sotto tale piano, servivano probabilmente a contenere macchinari necessari al cambio di scena durante le rappresentazioni.
L’Anfiteatro di Cagliari aveva una capienza stimata di circa diecimila spettatori, i quali potevano assistere a lotte tra uomini e belve feroci (venationes) all’esecuzione di sentenze capitali e a combattimenti all’ultimo sangue tra gladiatori (munera).
Dal fondo dell’arena, un corridoio tuttora percorribile, lungo m. 95, attraversa il banco roccioso e conduce alla visita di una grande cisterna sotterranea, ubicata nell’Orto dei Cappuccini.
Al termine della seconda guerra mondiale, nei suoi ambienti sotterranei trovarono alloggio numerosi "senzatetto" che cominciarono a chiamarlo nuovamente "Centu scalas", ovvero "cento scale", per la presenza di tanti gradini.
FONTE:
http://www.anfiteatroromano.it/index.php
http://new.monumentiaperti.com/scheda.php?idm=1&idc=5





