Cagliari Sotto Le Bombe

L'idea progettuale di "Cagliari sotto le bombe" (titolo provvisorio) parte da un'evento storico fortemente legato alla città: il suo bombardamento durante la II Guerra Mondiale ed in particolare durante le giornate del 17, 26 e 28 febbraio e del 13 maggio.
Durante il periodo dal 1940 al 1945, alcune cavità della città furono adibite a rifugio antiaereo e ospitarono i cittadini durante le incursioni nemiche.
Partendo quindi dai rifugi, si vuole ricreare un'esperienza che rievochi la vita nella città in questa nuova realtà, utilizzando un punto di vista nuovo: appunto il rifugio come luogo di incontro, di condivisione di drammi, ma anche piccoli momenti di serenità, che stanno ad indicare come la vita prosegua (soprattutto dal punto di vista dei bambini di allora).

Il progetto è logisticamente fattibile in quanto alcune cavità utilizzate come rifugio nel 1943 sono tuttora accessibili (Cavità di via Vittorio Veneto, Anfiteatro Romano, Orto dei Cappuccini, Galleria Rifugio di via Don Bosco). La maggior parte sono dotate di impianto elettrico (tranne la Galleria Rifugio di via Don Bosco) e si presentano ampie e spaziose.
Le persone e/o gli enti interessati ad una eventuali realizzazione del progetto sono molteplici: in primis "monumenti aperti" che gestiscono l'apertura e le visite in tali siti durante l'evento detto appunto "monumenti aperti". Inoltre altri possibili committenti, contattati per reperire maggiori informazioni sul tema trattato, si sono rivelati interessati e incuriositi dal progetto. Tra questi il Cada Die, compagnia teatrale che sta preparando una rappresentazione proprio sugli accadimenti del 1943 in collaborazione con l'ISRE di Nuoro e la cattedra di Antropologia Culturale dell'Università di Cagliari.
Le informazioni e i dati raccolti sono numerosi: oltre un'ampia bibliografia, testimonianze dirette dei sopravvissuti e di coloro che utilizzarono i rifugi.
Il progetto potrebbe essere facilmente appetibile per un committente sia esso pubblico che privato che voglia valorizzare e ricordare un momento storico importante vissuto dalla città.
Questo sia per un uso meramente turistico, che coinvolga persone di "transito" nella città di Cagliari, che per una rievocazione che coinvolga e interessi gli stessi abitanti della città che hanno saputo di questi eventi tramite il racconto dei "nonni" o dei quali invece erano all'oscuro.
Il progetto non vuole realizzarsi come mero museo che rappresenti ai potenziali utenti la guerra e che viene fruito passivamente dagli stessi, ma come una rievocazione dell'esperienza all'interno del rifugio, mediante un'interazione di tipo percettivo (visivo-sonoro-tattile) in relazione con l'ambiente nel quale ci si trova, che quindi non è più un semplice contenitore, ma diventa parte integrante della progettazione dell'esperienza.
Il progetto vuole dunque dare voce a luoghi che potenzialmente hanno molto da raccontare, ma che allo stato attuale delle cose non sono valorizzati come dovrebbero.
I rifugi sono spesso vuoti e difficilmente permettono al visitatore di rendersi conto veramente di cosa vuol dire vivere un'esperienza che dalle voci delle persone che li utilizzavano in quei giorni di guerra, risultano ricordi indelebili e inimmaginabili

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