Orto Botanico

ASPETTI ARCHEOLOGICI
La vallata orientata N-S é di grande interesse archeologico per la presenza di numerose cisterne puniche, un pozzo Romano e tracce di un terminale acquedotto Romano che da Villamassargia portava l'acqua a Cagliari. Una cava Romana complementa culturalmente il patrimonio vegetale collezionato in questa valle riparata dai venti dominanti.

La cava romana
Rappresenta forse l’aspetto più suggestivo dell’Orto Botanico di Cagliari, per due motivi, uno archeologico e uno botanico.
Il motivo archeologico, come scrive Antonio Floris (Speleologia Sarda N° 51, 1984), è data dalla presenza di due cisterne, oggi ostruite, e senzaltro da mettere in relazione al grande serbatoio "Sa Grutta", molto probabilmente collegato al ramo del grande acquedotto romano che si dirama verso la chiesa dell’Annunziata. Si nota infatti, ad un' altezza di circa un metro, il classico canaletto scavato nella roccia, che segue una linea di pendenza ad una parte del quale travasava l’acqua proprio in una delle cisterne.
Il motivo botanico è dato dalla presenza di due splendidi esemplari di Ficus magnolioides Borzi. Sono da considerare nell’elenco dei primi alberi impiantati nell’Orto in una "nicchia" ottimale per piante tropicali essendo esposta a Sud e completamente riparata dalle pareti della antica cava. Significativa la fitta ragnatela di radici affioranti dal terreno e il numero di radici aeree atte all’assorbimento dell’umidità dell’aria. In entrambi i casi le radici, con l’invecchiamento della pianta, assumono funzioni di staticità. Infatti le radici aeree, scendendo verticalmente dai ram, quando toccano terra si ingrossano e si ramificano abbondantemente formando le “radici colonnari”. Queste ultime oltre alla funzione di sostegno del ramo talvolta consentono la riproduzione per via vegetativa della pianta.

La grotta Gennari
Prende il nome dal fondatore dell'Orto Botanico. E' lunga più di 15 m ed ha un ingresso a galleria. Ospita splendidi esemplari di Philodendron che riescono a fruttificare e presentano numerose radici aeree di diverse dimensioni.

Il pozzo romano e la fontana Pampanini
Trattasi di un pozzo profondo più di 50 metri e prende il nome di “Libarium” in quanto gli attori del vicino Anfiteatro lo utilizzavano per rinfrescarsi durante le pause delle rappresentazioni. Si hanno prove che nel secolo scorso l’acqua del pozzo è stata commercializzata. Chiare le imboccature della catena della Noria utilizzata per pescare l’acqua dal pozzo. I pilastri costituivano lo scheletro di un gazebo costruito dal Prof. Pampanini.


FONTE:

http://www.unica.it/scienzebotaniche/Orto/Pozzo.htm


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